Svolte a sinistra

La storia è nota: Massimo D’Alema si è molto offeso con lo scrittore Francesco Piccolo, che, in un commento pubblicato due giorni fa dall’Unità, aveva definito “disarmante” e “irrispettosa degli elettori” la sua proposta di un governo di fine legislatura, peraltro ripresa anche dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani nella sua relazione all’organismo dirigente del Partito democratico, approvata all’unanimità. In effetti, finché la crisi del centrodestra appariva effetto di una secessione parlamentare, l’obiettivo delle opposizioni era quello di un ribaltone di palazzo e Massimo D’Alema.
11 AGO 20
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In effetti, finché la crisi del centrodestra appariva effetto di una secessione parlamentare, avvenuta subito dopo una netta vittoria elettorale alle regionali dell’anno scorso, l’obiettivo delle opposizioni era quello di un ribaltone di palazzo e Massimo D’Alema, convinto da sempre che la sinistra in Italia sia organicamente minoritaria e bisognosa di una grande alleanza con il centro per poter realisticamente centrare una vittoria duratura nel paese, ne fu uno dei più convinti promotori.
Ora, però, la situazione appare diversa: il centrodestra ha recuperato un consenso maggioritario nelle Camere, seppure di dimensioni millimetriche, mentre il successo delle candidature di centrosinistra alle amministrative fa intravedere la possibilità di una sfida elettorale vittoriosa. Piccolo esprime questa sensazione, che in sostanza implica l’adesione al modello politico bipolare, che le manovre parlamentari e le ipotesi di intesa col terzo polo per un governo “di transizione che dovrebbe restaurare un meccanismo di voto proporzionale, tendono a distruggere.
Francesco Piccolo esprime l’entusiasmo sincero per l’esito elettorale, la convinzione che il confronto politico si può realizzare con successo di fronte all’elettorato. Forse esagera nel trattare con sufficienza i dubbi dalemiani, ma dà voce a una volontà di competizione democratica in campo aperto che merita rispetto e che segnala, nel mondo del centrosinistra, una novità importante: per provare a battere Berlusconi non servono giochetti, trucchetti o aiutini di qualche bella procura: serve una proposta politica alternativa, e su quella bisogna dimostrare di essere competitivi.
Certo: la riflessione di Piccolo, a prima vista, può apparire un po’ ingenua e semplificata, ma quella di D’Alema, da parte sua, esprime però un tatticismo un po’ stantio, tutto basato su una lettura “geometrica” dei rapporti di forza parlamentari e priva di fiducia nella capacità di attrazione di una proposta, appunto, alternativa. E’ anche ragionevole dubitare che l’ipotesi di un esecutivo di fine legislatura, presentata come più realistica, lo sia davvero. Sembrava più realistica anche l’alleanza con l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella in sostituzione di Fausto Bertinotti (ex segretario di Rifondazione comunista), su cui D’Alema fondò la maggioranza parlamentare del governo che presiedette, ma poi fu l’irruzione dell’elettorato, che sconfisse il centrosinistra alle regionali, a far cadere quel castello di carte. La manovra politica non deve essere demonizzata, è un ingrediente fisiologico della vita democratica, ma se da strumento diventa un obiettivo, finisce per ritorcersi contro chi la costruisce.